Per quasi tre anni ho vissuto all’estero con mia figlia. Poi è arrivata la sorpresa più dolorosa di tutte…

Per quasi tre anni ho vissuto all’estero con mia figlia, in un piccolo appartamento che condividevamo con suo marito e i due bambini. Non era semplice, certo. Ma il pensiero di essere utile alla mia famiglia mi dava forza ogni giorno. Preparavo i pasti, accompagnavo i nipoti a scuola, e cercavo di non essere mai di troppo.

Un giorno, durante la colazione, mio genero mi ha guardata in silenzio. Poi, con un tono pacato ma deciso, ha detto:

— Abbiamo parlato con tua figlia. Pensiamo che sia arrivato il momento per te di tornare a casa.

Quelle parole mi hanno lasciata senza fiato. Non ho detto nulla. Solo annuito, cercando di nascondere la delusione. Mi sentivo improvvisamente come un mobile ingombrante: utile, finché non c’è più spazio per lui.

Sono tornata nel mio appartamento. Le chiavi le aveva mio figlio, che si era occupato di tutto in mia assenza. Mi ha accolto con un sorriso nervoso, come se volesse dirmi qualcosa ma non trovasse il coraggio.

Dopo qualche ora di silenzio, ha detto:

— Mamma… devo confessarti una cosa. Ho dato in affitto una parte della casa. La ragazza si chiama Elisa. È incinta e non ha nessuno. Non sapevo cosa fare. Ho pensato che non saresti tornata così presto.

In quel momento ho capito che la mia casa, il mio rifugio, non mi apparteneva più davvero. Mi sono ritrovata a dividere lo spazio con una sconosciuta, in una vita che non riconoscevo più.

Ora sono qui, a scrivere queste righe, confusa e sola. Mia figlia mi ha gentilmente “accompagnata” fuori dalla sua vita, e mio figlio ha “condiviso” la mia. Non so cosa fare. Mi sento un’estranea nella mia stessa esistenza.